Sindrome di Medea
Condizione in cui un genitore, solitamente la madre, usa i figli come strumento di vendetta contro l’altro genitore.
Il mito
Figlia della ninfa oceanina Idia e di Eeta, re della Colchide, Medea cresce in questa terra lontana e misteriosa dell’Asia Minore. Quì giungono gli Argonauti guidati da Giasone per conquistare il cosiddetto Vello d’oro, il manto dorato di un ariete alato, e incontrano Medea, giovanissima ma già in grado di compiere sortilegi con i suoi filtri. Medea si innamora perdutamente di Giasone e lo aiuta nella conquista del vello d’oro, addormentano con un incantesimo il drago che lo protegge ma arrivando anche a uccidere il proprio fratello. Dopo aver tradito la sua famiglia, fugge sulla nave Argo con Giasone, che le ha promesso di sposarla, e approda a Iolco dove il re Pelia non vuole restituire a Giasone il regno che gli spetta. Allora Medea convince le figlie di Pelia a fare a pezzi il padre e a immergerlo in un calderone per farlo ringiovanire con un procedimento magico. Dopo l’inganno e l’uccisione di Pelia, la coppia insieme ai due figli è costretta a fuggire da Iolco e rifugiarsi a Corinto dove Medea, malvista in quanto straniera e dedita alla stregoneria, sopporta la situazione in virtù dell’amore per Giasone. Ma a Giasone viene offerta in moglie la figlia del re Creonte: lui accetta e a Medea è imposto di andare in esilio. Medea fa finta di accettare e medita una terribile vendetta. Manda i suoi bambini alla sposa con due doni: un vestito (avvelenato) e una corona d’oro. La giovane li indossa e prende fuoco; anche Creonte muore nel tentativo di salvare la figlia. Solo Giasone ha salva la vita, ma solo perché gli è riservata una sorte peggiore: l’uccisione dei figli. La vendetta è compiuta!
“La furia di Medea” Eugène Deacroix
